Siccità e rivoluzione verde

Col termine rivoluzione verde s’intende quel processo di selezione delle culture e di intensificazione delle tecniche di coltivazione per ottimizzare la produzione agricola. Implica l’utilizzo di macchinari agricoli, ma anche antiparassitari, fertilizzanti e diserbanti, come il Glifosato, che producono come fenomeni negativi l’eutrofizzazione delle acque, l’avvelenamento da pesticidi di numerose specie di insetti benefici, nonché inquinamento dovuto alle attività umane connesse all’agricoltura e all’utilizzo di prodotti chimici. Oggi stiamo assistendo alla seconda rivoluzione verde, voluta dalla domanda persistente di prodotti alimentari che mal si sposa però con gli sconvolgimenti climatici che riguardano ormai tutto il continente europeo. Proprio per questo vi è una spinta verso la modificazione radicale dei sistemi di produzione agricola (es. sistemi indoor o idroponici) e soprattutto vi è la necessità di modificare gli ecosistemi adattandoli alle esigenze culturali (in particolare quelle idriche). Ciò causa enormi conseguenze negative sull’ambiente. Tra le questioni più gravi che il mondo si troverà ad affrontare, secondo il Global Report Word Economic Forum 2018, vi è proprio la siccità, problema che affligge da tempo gli agricoltori del ferrarese e che secondo Coldiretti, nel 2017, ha causato una perdita del 20% della produzione di mais, e del 30% di quella di soia. Per fronteggiare queste difficoltà, 2 anni fa si è proposto di soppiantare le coltivazioni preesistenti con l’arachide, che ha bisogno di meno risorse idriche, e ultimamente si è avanzata l’idea di replicare “ciò che è stato fatto a Piacenza” – riporta Agricoltori Italiani – “con la diga di Isola Serafini” per creare riserve d’acqua sul fiume Po.




Viviamo in un territorio fortemente antropizzato, ettari di campi coltivati privi di zone verdi o altre aree ripariali, ove le piogge acide si riversano nei canali eutorifici e privi di fitodepurazione degli inquinanti. Ai primi di Gennaio, nel reggiano, un ragazzo è deceduto per aver ingerito erroneamente acqua contaminata da un canale d’irrigazione. Senza l’utilizzo di palliativi, una presa di coscienza è necessaria per capire che grandi investimenti quali la costruzione di una mega-diga sul Po, che modificherebbe completamente l’habitat, patrimonio dell’Unesco, creando un danno ambientale incalcolabile, non è più la soluzione preferibile. Isola Serafini, ad esempio, è la causa determinante della scomparsa dello Storione nostrano nel fiume Po, un disastro ambientale. Pensare di modificare l’ambiente a nostro piacimento, considerando le sue risorse inesauribili, senza valutare il costo ambientale delle nostre azioni, ha prodotto le conseguenze negative che oggi patiamo. E’ necessaria una riflessione più approfondita e a lungo termine sulle scelte da intraprendere. E’ necessaria una scelta ecologica, come quella che stanno conducendo i più virtuosi paesi europei e che da decenni applicano, anche territorialmente, con successo. Un rimboschimento delle zone rurali per favorire l’ossigenazione e creare zone ripariali per insetti benefici. La Green Belt – una fascia attorno ai centri abitati costituita da boschi e aree verdi per combattere il fenomeno dell’isola di calore nelle città. Imporre limiti all’utilizzo di prodotti chimici in agricoltura od obbligare il produttore a dichiarare il costo ambientale del bene che immette sul mercato per indurre il consumatore ad effettuare una scelta consapevole. Il nostro paese, deve rimanere al passo con gli altri Stati che hanno già adottato decisioni radicali in un’ottica di salvaguardia dell’ambiente e di preservazione del territorio, anche a scapito di business o interessi economici momentanei, ma con benefici ambientali, sociali ed economici nel lungo periodo per tutta la popolazione.


Marco Falciano

Classe ‘89, ferrarese, articolista freelance, ambientalista e pescatore. Da attivista ho realizzato e preso parte direttamente a diversi report ambientali, andati in onda sulla TV nazionale e straniera. Come rappresentante di un’associazione di tutela ambientale ho avuto modo di partecipare alla stesura di alcuni importanti testi di legge, dalla Regione al Parlamento. Di notte mi unisco ai Pirati del Po, il gruppo di guardie volontarie che coordino da alcuni anni, per contrastare il bracconaggio attuato dalla Mafia del Pesce. Amo l'ambiente, le acque interne, ed ho deciso di occuparmene e difenderle a tempo pieno.

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