Mangiare il pesce del Po è pericoloso

Chi conosce il Po sa che le sue acque sono ancora così inquinate da risultare non balneabile. Nonostante negli ultimi anni stia progressivamente migliorando, il Grande Fiume soffre ancora le conseguenze dell’inquinamento umano.
Tra le specie ittiche più diffuse dell’areale padano di fondovalle, di cui è consentita la pesca professionale e la vendita sui banchi alimentari, troviamo Carpe (Cyprinus Carpio), Siluri (Silurus Glanis), Temoli Russi (Hypophthalmichthys molitrix), Amur (Ctenopharyngodon Idella). Si tratta di pesci longevi, con una grande massa di carne e grasso, considerati bioaccumulatori di molti inquinanti pericolosi disciolti nelle acque.
Il bioaccumulo è quel processo attraverso cui sostanze tossiche inquinanti e persistenti diffuse nell’ambiente (come i perfluorati, il DDT, le diossine, i furani o i fluoruri) si accumulano all’interno di un organismo, in concentrazioni superiori a quelle riscontrate nell’ambiente circostante. 

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Marco Falciano

Classe ‘89, ferrarese, articolista freelance, ambientalista e pescatore. Da attivista ho realizzato e preso parte direttamente a diversi report ambientali, andati in onda sulla TV nazionale e straniera. Come rappresentante di un’associazione di tutela ambientale ho avuto modo di partecipare alla stesura di alcuni importanti testi di legge, dalla Regione al Parlamento. Di notte mi unisco ai Pirati del Po, il gruppo di guardie volontarie che coordino da alcuni anni, per contrastare il bracconaggio attuato dalla Mafia del Pesce. Amo l'ambiente, le acque interne, ed ho deciso di occuparmene e difenderle a tempo pieno.

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