Le zone umide, polmoni naturali

Le zone umide come paludi, torbiere, acquitrini, corsi d’acqua, valli, con acqua stagnante o corrente, dolce o salata, sono in grado di assorbire naturalmente una vasta gamma di inquinanti, senza l’intervento dell’uomo, mediante la fitodepurazione.

Già gli antichi romani sfruttavano le zone paludose dell’Agropontino per il trattamento dei reflui dell’urbe, consapevoli dell’effetto tampone che trasformava i liquami, potenziali ricettacolo di malattie, in nutrimento naturale.

Per lungo tempo l’uomo ha dimenticato l’importanza delle zone umide ed oggi, soprattutto quelle di pianura, soffrono le conseguenze dovute a decenni di inquinamento e mala gestione.

Secondo il WWF, tra il 1938 e il 1984, in Italia si è perduto il 66% di queste aree preziose.

Ne parlo in quest’articolo, sempre sul Giornale del Po al LINK

Marco Falciano

Classe ‘89, ferrarese, articolista freelance, ambientalista e pescatore. Da attivista ho realizzato e preso parte direttamente a diversi report ambientali, andati in onda sulla TV nazionale e straniera. Come rappresentante di un’associazione di tutela ambientale ho avuto modo di partecipare alla stesura di alcuni importanti testi di legge, dalla Regione al Parlamento. Di notte mi unisco ai Pirati del Po, il gruppo di guardie volontarie che coordino da alcuni anni, per contrastare il bracconaggio attuato dalla Mafia del Pesce. Amo l'ambiente, le acque interne, ed ho deciso di occuparmene e difenderle a tempo pieno.

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