L’anossia sta uccidendo il Mare Adriatico


Per attirare l’attenzione sul problema, il vignettista Bang, attivista di Fridays For Future Ferrara, ha realizzato una scena satirica che ben descrive la situazione attuale. Mentre il dibattito politico e i media si concentrano sui temi locali più svariati, ben in pochi si sono preoccupati di approfondire le cause dell’allarmante fenomeno di moria di fauna ittica, avvenuto la scorsa settimana sul litorale.

L’Anossia non è assolutamente un fenomeno naturale, ma è frutto di attività umane inquinanti che dalle città tramite i fiumi arrivano fino al mare.
Michael Stachowitsch, ricercatore all’Università di Vienna ha studiato le zone morte dell’Adriatico e riconduce le cause ad un eccesso di inquinanti derivanti da attività umana, da agricoltura ed allevamento intensivo.
Negli anni ‘90 i ferraresi ricordano il fenomeno di mucillagine verde, causata dalla proliferazione incontrollata degli scarichi urbani, al tempo la legge Merli impose l’adozione di depuratori cittadini e permise la riduzione dell’apporto di azotati e fosfati al mare. Ci vollero decenni per fare in modo che i Comuni italiani si dotassero di tali impianti (il comune di Milano si è dotato di depuratore solo nel 2003) e molti di essi risultano ancora inadempienti. Per questo ben 800 Comuni sono stati deferiti alla Corte di Giustizia EU per infrazioni relative a scarichi illegali.
In occasione della Giornata mondiale dell’acqua nel marzo 2018, al Campus dell’università di Parma, si è stilata la lista dei maggiori inquinanti chimici del Grande Fiume: azoto, fosforo, fitofarmaci, metalli, pesticidi, e altre sostanze nutrienti.
Il motivo, confermato dall’Autorità di Bacino Distrettuale del Fiume Po, conferma come in esso sia concentrato il 35% della produzione agricola italiana e il 55% degli allevamenti. A causa di ciò, mentre la media europea del carico di azoto nei fiumi è intorno alle 5 tonnellate per km quadrato ogni anno, quella del bacino del Po si aggira attorno alle 8,5 tonnellate. Lo stesso “problema azoto” è segnalato anche dall’Ispra nel 2015, nel report dedicato al fiume Po. 

Non tutto è perduto, altri importanti fiumi europei, come il Tamigi, sono stati recuperati dall’intervento oculato delle amministrazioni. L’Environment Agency, conferma come la chiusura di numerose industrie abbia contribuito a ridurre l’inquinamento del fiume londinese, ma c’è stata una volontà politica ben precisa diretta a migliorare la rete fognaria e ridurre i rifiuti di natura organica alle acque, unita ad una importante mobilitazione popolare.
Negli anni ‘50 il Tamigi fu dichiarato “biologicamente morto”, “una fogna a cielo aperto”: oggi sono tornate foche, focene e persino balene oltre ad altre 125 specie di pesci e 38 di uccelli acquatici.
Il nostro appello è rivolto conseguentemente alla politica, perchè è necessario che chi ha il potere di decidere compia coraggiose scelte in ambito ambientale, se si vorrà salvare il territorio da un cataclisma preannunciato e sotto gli occhi di tutti. Per fare ciò è necessario abbandonare le rassicurazioni e i tentativi di minimizzare un problema grave e conclamato com’è quello delle morie di fauna ittica in mare, che sono riconducibili a svariate cause ma  non sono ascrivibili come blando “fenomeno naturale”. Bisogna intervenire con consapevolezza, alla radice del problema e senza inutili palliativi, combattendo l’afflusso di inquinanti alle acque superficiali ed al suolo. E’ quella la causa principale del degrado delle nostre acque. Se si interviene immediatamente e con azioni decise, si può ancora salvare il patrimonio ambientale.

Marco Falciano

Classe ‘89, ferrarese, articolista freelance, ambientalista e pescatore. Da attivista ho realizzato e preso parte direttamente a diversi report ambientali, andati in onda sulla TV nazionale e straniera. Come rappresentante di un’associazione di tutela ambientale ho avuto modo di partecipare alla stesura di alcuni importanti testi di legge, dalla Regione al Parlamento. Di notte mi unisco ai Pirati del Po, il gruppo di guardie volontarie che coordino da alcuni anni, per contrastare il bracconaggio attuato dalla Mafia del Pesce. Amo l'ambiente, le acque interne, ed ho deciso di occuparmene e difenderle a tempo pieno.

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