Ennesimo abbattimento di alberi – Ferrara è un territorio che soffre



Dal Comune di Migliarino a quello di Ostellato sono stati abbattuti tutti gli alberi e i cespugli presenti sulla sponda del Canale Navigabile. Oltre 4 km di spettacolo ignobile ha colto impreparati molti ciclisti, podisti e pescatori, abituati a frequentare quella zona un tempo verde, ora azzerata della vita. In poco meno di 3 mesi, in Provincia di Ferrara, tra gli abbattimenti realizzati al lido degli Scacchi per la realizzazione di una ciclabile, quelli realizzati da ANAS lungo la SS16, gli altri alberi rasi al suolo per la costruzione della nuova piscina comunale e infine questo episodio, sono oltre 100 gli alberi di età compresa tra i 30 e i 50 anni scomparsi dal nostro territorio. Le motivazioni possono essere diverse: dalla sicurezza stradale, alle esigenze dei progettisti, alla scarsa lungimiranza degli amministratori, fino al beneamato rischio idrogeologico che è ormai la giustificazione per compiere qualsiasi atto sconsiderato nei confronti dell’ambiente. Un rischio idrogeologico che, per chi conosce e vive il territorio fluviale di Ferrara, è perlopiù dovuto ad incuria umana o carenze di manutenzione, la stessa incuria e scarsa lungimiranza che ha portato in questi decenni la Bonifica a eradicare ed azzerare i filari di alberi e cespugli posti a difesa degli argini di fiumi e canali. Senza alberi le strade cedono, senza radici gli argini sono semplici cumuli di terra e massicciate perchè la radice è una barriera naturale per proteggere tali opere dall’attacco di nutrie e gamberi killer, corresponsabili della loro instabilità. E’ troppo facile, però, imputare la colpa unicamente ai fattori ambientali od animali, poche volte invece si pone l’accento sul fatto che i nostri canali, finita la stagione agraria ed esaurito il loro scopo funzionale alle esigenze irrigue dei campi, vengono in gran parte prosciugati. La bonifica non rispetta il Minimo Deflusso Vitale (MDV), fondamentale per la tutela della biodiversità acquatica e, considerando il fatto che gli argini sono privi di alberature e radici che ne assicurino la stabilità, periodiche variazioni del livello idrico sono sufficienti per creare frane e cedimenti della sponda. In un contesto del genere, ove l’opera dell’uomo mai si accosta al patrimonio naturale, mai entra in simbiosi con esso in rapporto di integrazione, ed anzi ci si pone in contrasto, cancellando ed abbattendo l’esistente, ne consegue che il rischio idrogeologico e gli eventi di criticità non cesseranno mai. Anzi, paiono quasi autoindotti da quegli enti pubblici che storicamente gestiscono il territorio, ma che negli anni hanno prodotto solo debiti e più posti di lavoro che opere di pubblica utilità. Su di essi e sul loro operato occorre fare una riflessione approfondita, gestire il territorio non vuol dire azzerarlo e plasmarlo a seconda delle esigenze dell’uomo fino a distruggerne la biodiversità, ma purtroppo è quello che sta succedendo da decenni nel ferrarese. Un territorio che soffre e continua gridare aiuto, ma solo i cittadini sembrano farvi caso. 

 

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Marco Falciano

Classe ‘89, ferrarese, articolista freelance, ambientalista e pescatore. Da attivista ho realizzato e preso parte direttamente a diversi report ambientali, andati in onda sulla TV nazionale e straniera. Come rappresentante di un’associazione di tutela ambientale ho avuto modo di partecipare alla stesura di alcuni importanti testi di legge, dalla Regione al Parlamento. Di notte mi unisco ai Pirati del Po, il gruppo di guardie volontarie che coordino da alcuni anni, per contrastare il bracconaggio attuato dalla Mafia del Pesce. Amo l'ambiente, le acque interne, ed ho deciso di occuparmene e difenderle a tempo pieno.

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